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Pixar 30 anni di animazione. 400 opere in mostra a Roma

da | 11 Ott 2018 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

“ Toy Story”, “Ratatouille”, “Cars”, “Alla ricerca di Nemo”, “Gli incredibili”, “Inside out”, “Coco” sono solo alcuni dei tanti film di animazione della Pixar che hanno affascinato bambini e adulti nell’ ultimo trentennio. In mostra al Palazzo delle Esposizioni fino al 20 gennaio 2019 “Pixar. 30 anni di animazione”, una mostra itinerante che racconta la splendida storia della celebre casa di produzione cinematografica californiana che, grazie all’impiego dell’animazione computerizzata, crea storie belle e originali.

Oltre 400 opere di una quarantina di artisti, fra disegni a matita e pennarello, dipinti in acrilico, guazzo e acquerelli, dipinti digitali, calchi, modelli fatti a mano, insieme a video, proiezioni, schermi giganti e lunghi “colorscript”(che traducono visivamente il contenuto emotivo di una storia attraverso l’uso del colore), ricostruiscono l’imponente, complesso e articolato lavoro che sta dietro ai film della Pixar. Create appositamente per la mostra due spettacolari installazioni, “Artscape” che invita i visitatori a entrare nel mondo della Pixar, utilizzando disegni e bozzetti fatti a mano che si animano per il pubblico come si sono animati per i loro creatori. E lo “Zootropio” un dispositivo particolare, brevettato negli Stati Uniti nel 1867, che era una forma d’intrattenimento molto popolare. Facendo ruotare rapidamente una sequenza d’immagini dentro a un cilindro si ha l’illusione del movimento. Quello che accade in “Toy Story”.

La grande rassegna internazionale è stata ideata e organizzata da “Pixar Animation Studios”, realizzata con la collaborazione di Meet / Fondazione Cariplo, curata da Elyse Kaidman e per l’edizione italiana da Maria Grazia Mattei. Una mostra che può parlare ai genitori analogici e ai figli digitali, che rivela cosa c’è dietro le quinte, non soltanto lo spettacolo, l’effetto che cattura l’occhio, ma anche i mezzi per ottenere certi risultati. Tutto quello che non si vede e che è difficile da immaginare si scopre attraverso il lavoro preparatorio dei maestri della creatività. Che non sono solo specialisti del digitale, ma disegnatori, ricercatori, scienziati, registi, artisti a tutto tondo che lavorano in squadra, dando vita a vere e proprie opere d’arte. Accompagna la mostra, come sempre al Palaexpo, da ottobre a gennaio una rassegna di cinema,“Passione Pixar”, per vedere o rivedere capolavori senza tempo. E c’è da scommettere che ci saranno molti adulti fra il pubblico.

Una mostra che segue iniziative analoghe in molti paesi del mondo a partire dalla grande esposizione che il Museun of Modern Art di New York ha

dedicato nel 2004 alla Pixar nota per sua la eccezionale computer grafica e per la sua tecnologia d’avanguardia che ha cambiato il modo di realizzare film d’animazione. E soprattutto per la sua capacità di raccontare storie avvincenti. E riferendosi alla realizzazione dei film, la Klaidman ricorda che gli autori della Pixar citano spesso tre aspetti essenziali, la storia, il personaggio, il mondo. Un mondo immaginario ma laboriosamente costruito per creare ambientazioni credibili, capace di far presa su tutti senza distinzione anagrafica e culturale. Un triplice campo d’azione sottolineato anche dalla Mattei che mette al centro di tutto il “metodo Pixar”, il lavoro di squadra, il supporto reciproco. Una modalità operativa che ricorda, dice, le “botteghe artigiane del Rinascimento”. Un riferimento alla trazione, alla cultura alta che può sembrare arrischiato, ma che non lo è del tutto se si pensa che anche allora l’opera era il prodotto di diverse professionalità. “Noi stiamo vivendo un’epoca di transizione verso il digitale che segna la nostra vita – afferma Mattei – Finora in Italia abbiamo affrontato questo tema con un cannocchiale a rovescio, mettendo al centro la tecnologia, adesso è il momento di capovolgere il cannocchiale, di rovesciare il rapporto umanistico uomo macchina, avendo a disposizione strumenti potenti. E qui entra in gioco la nostra storia a cui Pixar guarda con interesse. Da qui la “bottega digitale”, la collaborazione, l’interdisciplinarietà. Il linguaggio del computer, prosegue, andrà verso una trasformazione, da vedere però senza paura se saremo noi a guidarla. Una rivincita della storia, delle scienze umane, dell’arte? Non si sa ma certamente la consapevolezza del peso che le discipline tradizionali hanno nella creazione artistica digitale. E’ l’approccio umanistico al digitale, la possibilità di comunicazione fra un passato artistico artigianale e un futuro sempre più affidato alle macchine. Siamo entrati nell’era digitale ma abbiamo la forza di metabolizzar questo cambiamento, afferma.

La storia della Pixar che s’intreccia con la memoria e la fantasia, ha superato i confini geografici degli Stati Uniti in cui è nata per diffondersi e colonizzare tutto il mondo. All’inizio era Walt Disney e i suoi fantastici personaggi, Topolino, Pippo, Paperino, la Banda Bassotti, e la carta stampata, poi venne il cinema, il primo lungometraggio animato con il sonoro a rivoluzionare il mondo della fantasia. La prima proiezione di un cartone animato nel 1928 in un teatro di New York, dopo di che una corsa senza fine verso il successo . Alla morte di Disney nel ’66 il percorso è già segnato. Il marchio Disney rappresenta la più grande e attiva multinazionale nel mondo dell’intrattenimento, cinema, tv, parchi a tema, videogiochi, merchandising. E

il successo continua quando entra in campo la Pixar, fondata in California nel ’79 come Computer Graphic Division , sottogruppo della Computer Division all’interno della già famosa Lucasfilm. Lucas, intuendo il grande potenziale del computer per gli effetti speciali del cinema incarica due noti ricercatori, Edwin Catmull e Alvy Ray Smith di sviluppare dei software per la messa a punto della grafica computerizzata. In questo grande laboratorio nasce uno speciale gruppo di ricerca per gli effetti cinematografici – ricorda la Mattei. Negli anni Ottanta le immagini assumono un ruolo determinante. Sono gli effetti speciali di film come “Star Trek II”, “Il ritorno dello Jedi” a colpire nel segno. Da qui a pensare di realizzare cortometraggi con il computer raccontati secondo le regole dell’animazione classica e di Disney, ma con un tocco di realismo in più perché sono immagini tridimensionali, il passo è breve. E’ dell’84 il primo film realizzato secondo i nuovi canoni, la storia di un piccolo alieno ospite di un mondo tutto “sintetico”. Sono anni in cui il mercato delle nuove immagini è in espansione, interessa spettacolo, cinema, televisione, pubblicità, arte, architettura, comunicazione. Così nell’86 la Pixar lascia Lucasfilm e diventa indipendente con Steve Jobs fra i suoi soci per lanciare sul mercato il risultato di anni di ricerca e sviluppo di programmi per la grafica e l’immagine. “Tin Toy” nell’88 riceve l’Oscar per il miglior cortometraggio animato. Le immagini di sintesi inserite nel contesto cinematografico hanno assunto spessore narrativo.

Al suo debutto alla guida dell’Azienda Palexpo, presentando la mostra, Cesare Maria Pietroiusti, fresco presidente , sottolinea alcuni elementi importanti della vicenda Pixar, la collaborazione fra artisti diversi e l’interdisciplinarietà, una modalità propria del Rinascimento. E il Palaexpo, una “macchina che produce cultura” mira proprio al superamento delle strettoie disciplinari. E a questo proposito ricorda l’esempio del Macro di Via Nizza, “Macro Asilo”, un museo che è il luogo delle muse, non solo della conservazione delle opere d’arte. E per quanto riguarda gli spazi del Mattatoio, i due padiglioni e la Pelanda, diventeranno luoghi di formazione e sperimentazione interdisciplinare, commissionando attività a gruppi selezionati di giovani artisti e studenti. Il futuro del Mattatoio aperto alla danza, alla musica, al teatro, alle arti visive, alla ricerca scientifica, in una parola alla “performing art”. E tutto questo “presto già in primavera”.

Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194 – Roma. Orario: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 22.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30, lunedì chiuso. Informazioni: www.palazzoesposizioni.it

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