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I quadri della discordia tra il Marta e Nardò

da | 3 Ott 2018 | Arte e Cultura

Tornerà a Nardò la collezione di quadri che Monsignor Ricciardi, vescovo della cittadina, donò al Museo di Taranto nel 1908? Secondo quanto disposto nelle settimane scorse dal Tar la decisione sembra spettare al Mibact. La storia di questa collezione è un po’ complessa ed occorre fare un salto indietro nel tempo per capire di cosa stiamo parlando. Nel Settecento Monsignor Antonio Sanfelice, allora vescovo di Nardò, dona alla Cattedrale ed all’episcopio una ricca collezione con diverse opere di scuola napoletana di autori come Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Francesco Mura.

Successivamente, alla fine dell’Ottocento, in occasione del restauro della millenaria cattedrale neritina promossa dall’allora vescovo di origine tarantina Monsignor Giuseppe Ricciardi, l’intera collezione, viene spostata nella città di Taranto per preservarne l’integrità. Lo stesso vescovo Ricciardi ne fa menzione nel proprio testamento: “voglio che tutti i quadri esistenti nel palazzo di Taranto, che all’episcopio di Nardò, siano depositati nel Museo pubblico di Taranto”. I quadri vengono sistemati, durante il ventennio fascista, nelle stanze di rilievo della prefettura tarantina, sino al 2004 allorquando il Museo di Taranto allestisce una mostra dal titolo: “Storia di una collezione. I quadri donati dal vescovo Ricciardi al Museo di Taranto”. In seguito alla mostra la Curia neritina inizia a muovere i primi passi per il recupero delle opere che risultavano di proprietà della cattedrale così come evidenziato dall’elenco minuzioso che ne aveva fatto il vescovo Sanfelice al momento della donazione. Viene effettuato un ricorso al Tar che demanda la decisione al Mibact, il quale a sua volta ha rimesso la decisione al MarTa. Ora, il MarTa rivendica la legittimità del possesso ma la Curia di Nardò non intende arrendersi. Probabilmente la storia della collezione del vescovo Ricciardi non finisce qui.

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