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Sergio Ceccotti “Il romanzo della pittura” a Palazzo delle Esposizioni

da | 19 Set 2018 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Sergio Ceccotti | Sonata, 1998

S’intitola “Il romanzo della pittura 1958 – 2018” la mostra che il Palazzo delle Esposizioni dedica fino al 14 ottobre a Sergio Ceccotti che racconta in una quarantina di opere sessant’anni di pittura. A curarla è Cesare Biasini Selvaggi che ripercorre con estrema cura in un ricco e documentato catalogo (Carlo Cambi Editore) la storia di un artista cui si deve una pittura originale, ma che risente anche degli echi del passato, prefigurando una nuova modalità figurativa. Sergio Ceccotti è un pittore a tutto tondo, nato a Roma nel ’35, abitava a Via del Corso 52 “quando al centro viveva gente normale”.
E racconta che ha cominciato a dipingere a 18 anni, prima disegnava e basta, poi dai 18 ai 23 anni ha fatto solo esperimenti, alla fine ha trovato il suo stile. Nel lontano 1955 espose per la prima volta nel Palazzo di Via Nazionale nell’ambito della I Mostra Nazionale d’Arte Giovanile che presentava uno squarcio sulla produzione artistica contemporanea. Ma del quadro esposto allora nella bella rassegna antologica appena aperta che ripercorre in ordine cronologico in sintesi tutta l’attività del pittore non c’è traccia . “Era solo un tentativo giovanile”, precisa Ceccotti. Ci sono invece i primi dipinti , “Il giradischi” del ’58, “Ricordo d’Olanda” del ’59, che l’artista, in sala durante la presentazione, riconosce come le sue vere creazioni degli esordi. Che già firma con la sua sigla, che rimarrà sempre la stessa, le iniziali e l’anno, a cui aggiungerà nel tempo un numero ad indicare l’ordine.
E del ’60 è la prima personale con diciotto lavori alla Galleria l’Albatro di Roma, recensita su “La fiera letteraria” da Lorenza Trucchi, l’anno dopo la seconda personale alla Galleria Puccini di Ancona viene presentata in catalogo da Mino Maccari. Allora si scomodarono grandi firme, come faranno in seguito molti altri, Crispolti, Canova, Rivosecchi… per un artista che non ha mai fatto parte di un gruppo, non è mai stato riconosciuto come membro di un qualche “ismo”. Una cosa che sarebbe stata molto utile dal punto di vista pratico, confessa il maestro.
Per il quale si è parlato di eredità metafisica, di realismo magico, di suggestioni neocubiste. E soprattutto di echi dell’espressionismo tedesco, senza però quella carica, quelle asprezze tipiche del movimento e in particolare di quelle atmosfere raggelate di certe camere d’albergo di Edward Hopper che nel ’52 ebbe occasione di vedere , giovanissimo, alla Biennale di Venezia. Un pittore che ha vissuto una seconda giovinezza negli anni Ottanta con il cosiddetto “ritorno alla pittura”, il fare pittura come recupero della memoria, della storia e della storia dell’arte. Ceccotti viene considerato anche l’antesignano della nuova figurazione nata negli anni Novanta.
Nella sua pittura colta, che vive nel secolo e del secolo quei riferimenti appaiono naturali, ma ad essi si accompagnano altre voci, altre suggestioni. Non solo la storia dell’arte, ma anche la fotografia, il fotoromanzo, il cinema, il fumetto, i rebus, i racconti polizieschi, Diabolik e prima ancora Hitchcock. Quello de “La finestra sul cortile” per esempio o Peter Greenaway de “I misteri dei Giardini di Compton House”.
Entrando nello Spazio Fontana di forma circolare che ospita la rassegna la prima cosa che colpisce è la varietà del formato dei dipinti, quadrati, rettangolari, tondi, polittici, quadri nei quadri. E dei soggetti, singoli, in serie, interni ed esterni, notturni e in pieno sole. Ambienti con scale che non si sa dove conducono, con finestre che si aprono su scenari inquietanti, con prospettive inusuali, ingrandite o ritagliate secondo le modalità proprie del fumetto come nel polittico “Le 4 età della vita” del ’69. Dipinti che mettono in scena una borghesia tranquilla, che vive in ambienti eleganti, ma insidiata da un’insicurezza di fondo . Sono quadri che raccontano qualcosa di sé e degli altri, della vita e del mondo, pieni di enigmi, di citazioni e indizi da decodificare. Come in “Elegia” del ’74 in cui può accadere di tutto, la vita che si rinnova, la minaccia di un nemico nascosto e la morte che domina anche sotto il cielo azzurro. “Per Ceccotti – scrive Cesare Vivaldi nel ’69 – il ‘mistero’ è tangibile, corposo e concreto, un virus pericoloso che deve essere isolato e studiato attraverso i vetrini di una materia pittorica elaborata e densa, pesante e, quindi, perciò stesso immunizzante”
Molto intense le sue vedute notturne di città che nascondono insidie. Parigi livida per la pioggia appena caduta, Roma con quel tram 8 che percorre nel buio una strada deserta sotto gli occhi minacciosi di Diabolik. Timore anche nella dilatata “Stazione di provincia” dell’81, in certe feste al Pigneto e perfino a Venezia. Anche Rio dei Mercanti con quei nuvoloni incombenti, sembra avvolto nel mistero, una minaccia. Che diventa esplicita nel controluce di ”Un delitto”, un olio su tela del’67.
Gli interni non sono meno angoscianti. La morte insegue la signora X minacciata dall’uomo invisibile, la solitudine sembra aleggiare in certe cucine, in certi salotti privi d’anima, in bagni dai colori freddi come la morte. Hanno una dimensione di sogno, se non di incubo, certe terrazze deserte in cui si canta al chiaro di luna.
Eppure la realtà vista in controluce può essere anche riposante, serena. Come in alcune immagini di Roma, inondata di sole, una città, come l’artista, in pace con se stessa “Settembre a piazza dei Quiriti” 2015, “Estate a piazzale Flaminio” 2016, “Solstizio d’estate” 2017.
L’esposizione si conclude con un documentario inedito sull’artista dal titolo “Cercando il signor S” 2018, prodotto e realizzato da RUFA – Rome University of Fine Arts.
Roma, Palazzo delle Esposizioni, Via Milano, 13. Orario: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso. Fino al 14 ottobre 2018. Informazioni: www.palazzoesposizioni.it

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