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Festival d’autunno a Sutri. Nove mostre in contemporanea,

da | 13 Set 2018 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Sutri_Palazzo_Doebbiing. foto: Claudia Cavallo

Si aprirà con “Festival d’autunno”, nove mostre in contemporanea, arte sacra e profana, fotografia, pittura, maestri della tradizione e artisti moderni, il 15 settembre a Sutri il Museo di Palazzo Doebbing, sede episcopale fino agli anni ottanta, che prende il nome da Bernardo Doebbing, uomo di fede e di grande cultura che nel 19oo fu eletto vescovo di Nepi e Sutri. Nato a Munster, dopo aver presi i voti nel convento dei frati minori, a causa dell’espulsione dei Francescani e dei Gesuiti dalla Germania, costretto a lasciare il suo paese e a trasferirsi negli Stati Uniti, trovò in Italia il luogo ideale dove proseguire i propri studi e svolgere la propria missione pastorale. Scoperta la Tuscia promosse importati opere per l’educazione dei giovani, del clero e del popolo.
In particolare restaurò l’episcopio che sorge nel centro storico di Sutri a ridosso della cattedrale,
costruito in età medievale. All’inizio del ‘900 venne ristrutturato radicalmente, trasformando l’edificio coperto a tetto ad uno d’ispirazione più militare, con terrazze ornate da merlature e torre. Il recente restauro di tipo filologico, realizzato dallo Studio Adolini, cui si deve anche la realizzazione dei servizi essenziali, ascensore, scala di sicurezza, rampe di collegamento interno, luminoso, ampie sale, lo rende del tutto idoneo ad ospitare un museo. Che con l’arrivo a Sutri del ciclone Vittorio Sgarbi come sindaco (ma non aveva dato le dimissioni?) ora è possibile. Grazie soprattutto al fondamentale sostegno della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta da Emmanuele Francesco Maria Emanuele. Il museo, che doveva chiamarsi “Museo del territorio diocesano” e ospitare a tempo le opere delle chiese dei paesi della Tuscia da restituire entro Natale, si chiamerà invece, d’accordo col vescovo S. E. monsignor Romano Rossi “Museo di Palazzo Doebbing”, dato in concessione al Comune.
S’inizia il 14 settembre con l’inaugurazione del Museo, con un concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio e l’apertura il giorno dopo al pubblico delle mostre che in realtà sono dieci perché il 15 dicembre arriverà dalla Chiesa di San Francesco di Ascoli Piceno la maestosa tela “San Francesco riceve le stigmate” di Tiziano, un’opera della fase estrema, dipinta velocemente e di straordinaria modernità. Venne commissionata all’artista dopo il 1561 da Desiderio Guidoni di una facoltosa famiglia di Accumuli che si era trasferita ad Ascoli. Una cosa impensabile fino a poco tempo fa. Ma si sa Sgarbi è imprevedibile. E’ un vulcano in eruzione quando presenta il suo progetto a Palazzo Cipolla, ospite della Fondazione Roma del professor Emanuele. Entrambi da anni innamorati di quello scrigno d’arte, natura e storia che è Sutri, ora al centro dell’attenzione e della cultura.
Se Tiziano chiude in grande stile, nemmeno le altre proposte sono scelte ovvie. Fra le più intriganti c’è “Idillio verde”, ovvero l’altra faccia di Giuseppe Pellizza da Volpedo, notissimo per il “Quarto stato”, icona delle lotte del proletariato del Novecento e manifesto politico della sinistra, prestato dal Museo Civico di Ascoli. Un tondo di cento centimetri di diametro, realizzato nel 1901, come il celebre capolavoro, con tecnica divisionista o pointillista, che fa parte di un ciclo di cinque dipinti chiamato dall’autore “L’amore della vita”. Non l’incedere del popolo verso un mondo nuovo, ma una passeggiata privata di due amanti visti di profilo, lei in abito rosso fiammante, la luce che illumina i capelli, intorno la natura, il prato, i fiori, le pecore, gli alberi e le colline. Un idillio intimo e romantico denso di atmosfera amplificato dalla forma, quasi un primo piano rubato all’intimità.
S’intitola “KOUROS” la mostra, curata da Gabriele Accornero, che mette a confronto due artisti orientati prevalentemente al nudo maschile e al mondo classico, lo “scandaloso”. Wilhelm von Gloeden di cui sono in mostra venti fotografie della Collezione di Antonio Malambrì a Taormina e una decina di oli su tela e alcuni disegni di Roberto Ferri, classe 1978. Sono foto all’albumina, al sale e al bromuro di potassio di adolescenti e giovani siciliani fotografati tra il 1890 e il 1930 in posizioni statuarie. Von Gloeden, che si muove tra classicismo e simbolismo, traduce in nudo accademico ragazzi ritratti in esterni, in una natura intatta, con evidenti allusioni alla civiltà greca, “immaginati come fragili divinità indisturbate dal tempo e quasi inconsapevoli del loro malizioso erotismo”, scrive Sgarbi. Ferri reinventa il figurativo, supera il concetto estetico alla ricerca di un significato ulteriore, un amore per l’antico, il ‘600 e l’800, per il sacro e il profano, che fa rivivere in una nuova dimensione. Le opere di Ferri, un artista con una tecnica eccellente che ha realizzato la “Via Crucis” per la Cattedrale di Noto, non possono lasciare indifferenti, inquietano nella loro esplicita rivendicazione di bellezza, un nitore di corpi, una perfezione di forme che qualcosa però può alterare o insidiare. Una pittura di oggi nutrita di memoria del passato che ripropone in forme purissime la bellezza, l’eros, lo stravolgimento, il dolore.
Accanto allo storico “Quarto Stato” di Pellizza c’è “Il nuovo Quarto Stato: migranti” di Giovanni Iudice già esposto nelle sale dell’Assemblea Regionale Siciliana a Palazzo dei Normanni, a cura di Giuseppe Iannaccone. E’ lo stadio febbricitante del nostro tempo, combattuto fra accoglienza e respingimento, opera di un pittore che si muove fra realismo magico e neorealismo e che vede nel migrante, nel clandestino, una delle icone del contemporaneo.
Le “Icone” sono anche quelle di Matteo Basilé, fotografo elegante che riconosce i suoi maestri in Edward Weston e Robert Mapplethorpe “esteti fino allo sfinimento”, dice Sgarbi. Che usa il digitale come un pittore userebbe i colori, che ha deciso di vivere lontano, guardando l’occidente da Bali, filtrandolo attraverso la memoria, una visione temperata dalla nostalgia.
Dal 15 settembre, ma solo fino al 14 novembre, c’è anche un’artista russa Eva con “To the Wonder” che produce video e fotografie, un’arte simbolica, d’avanguardia, curatore Gianluca Marziani direttore artistico di Palazzo Collicola a Spoleto. Di tutt’altro genere l’arte di Italo Mus “Sotto il cielo”(a cura di Accornero), un’arte che rimanda alla Val d’Aosta, all’odore del legno di noce dei suoi boschi. Un artista che guarda all’uomo, al suo lavoro , ai suoi valori, ma dimenticato, che va restituito alla storia della pittura italiana del Novecento. Una riscoperta vera e propria, con una storia personale interessante. Nato nel 1882, conosce gli artisti più importanti della sua generazione, De Pisis, Carrà, Morando, Menzio, Ligabue. Ancora in piena attività negli anni sessanta, ha realizzato circa duemila lavori fra disegni, dipinti e bozzetti.
Vi è poi con Luigi Serafini “Altalena etrusca”, la ricostruzione di un ritrovamento archeologico mai effettuato, l’omaggio all’artista che trent’anni fa ha realizzato il “Codex Seraphinianus”, un codice miniato, un’enciclopedia commentata in una lingua inventata, presentato a Venezia a Palazzo Grassi tra l’82 e l’83 e all’editore Franco Maria Ricci che iniziava allora un’impresa monumentale “FMR”, non un libro ma una rivista d’arte, senza limiti e confini. E sulle terrazze e nel giardino, i ferri battuti di due artisti trentini padre e figlio, Luciano e Ivan Zanoni, “Animali e piante immortali”, già alla Biennale di Venezia e all’Expo.
A Sutri non solo mostre, da settembre a ottobre anche intitolazioni di strade a grandi personaggi della cultura, dell’arte e della politica di diverso orientamento, ricordati da intellettuali, manager, politici, a tutto campo senza limiti all’inventiva. Si va da Pier Paolo Pasolini il 2 settembre presentato da Walter Siti, a Primo Levi il 23 con la voce di Moni Ovadia, a cui si aggiunge un “Cabart Yddish” in piazza del Comune, a Giorgio Almirante, voce Giorgia Meloni il 1 ottobre. Per Enzo Tortora le voci sono quelle di Silvio Berlusconi e Antonio Taiani, indeciso il giorno, il 23 o il 28 settembre. Per Gian Marco Moratti le voci di Luca Cordero di Montezemolo, Massimo Moratti e Piero Prenna. E perché non intitolare una strada a Gianroberto Casaleggio che ha inventato un partito dal nulla? Lo ricorderà il ministro Alfonso Bonafede. Qualche problema per l’intitolazione della strada a Palmiro Togliatti, la voce doveva essere quella di Massimo D’Alema, ma …Al suo posto ci saranno Emanuele Macaluso e Ugo Sposetti.
Info e prenotazioni: Call center Sistema Museo, tel.0744-422848 e www.museopalazzodoebbing.it

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