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Concluso il restauro della Leda del MAF. Si tratta però di Afrodite

da | 11 Set 2018 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Il restauro della statua di Leda, iniziato a fine febbraio presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, è giunto al termine portando in dote una notizia interessante; l’opera, ritenuta inizialmente una copia marmorea romana risalente al II secolo d.C. di un originale greco di età Ellenistica, si è rivelata essere, in verità, la raffigurazione di Afrodite, la dea greca dell’amore, e non di Leda, la madre dei Dioscuri e di Elena di Troia. Gli interventi sulla statua che hanno permesso questa scoperta sono stati curati da Daniela Manna e Simona Rindi e si sono tenuti all’interno del percorso di visita del Museo Archeologico Nazionale, grazie alla disponibilità del direttore Mario Iozzo, affinchè tutti i visitatori potessero seguirne dal vivo lo svolgimento. Il progetto di restauro, compiutosi con il sostegno finanziario della fondazione no profit Friends of Florence, era stato presentato alla prima edizione del Premio Friends of Florence al Salone dell’Arte e del Restauro nel 2012, ma solamente quest’anno è riuscito a prendere avvio grazie alla donazione di Micheal e Sandy Collins. “Poter raccontare l’intervento anche durante il suo svolgimento è fondamentale, perché solo in questo modo è possibile rendere visibile e tangibile il lavoro di recupero di un’opera, la delicatezza delle sue fasi e l’importanza di conservare il patrimonio senza celarlo alle persone. È proprio sulla memoria e sulla bellezza che si gioca il futuro della nostra civiltà. Ringraziamo per questo tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, a cominciare dai donatori Michael e Sandy Collins, per merito dei quali abbiamo potuto restituire alla comunità internazionale un altro tassello della storia occidentale”, ha commentato Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence. Il restauro ha costituito l’occasione per compiere nuove indagini bibliografiche, che hanno portato all’identificazione della statua con quella acquistata nel 1882 dall’allora direttore del MAF Luigi Adriano Milani e proveniente dal palazzo Da Cepparello, situato in via del Corso a Firenze. La scultura è stata identificata come una copia di età romana, realizzata intorno al I secolo d.C., di un originale greco di età Ellenistica datato attorno al 300 a.C. e la sua composizione non risulta omogenea, in quanto alcune parti (testa, braccia e gambe) sono state integrate con un tipo di marmo diverso rispetto a quello impiegato per il corpo, probabilmente a causa di un restauro avvenuto nel XVII o nel XVIII secolo.

L’Afrodite “ritrovata” sarà visibile all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Firenze a partire da oggi, in occasione dell’apertura straordinaria serale dedicata ai “Capolavori del MAF”.

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