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At Eternity’s Gate: Van Gogh di Schnabel al “cancello dell’Eternità”

da | 7 Set 2018 | Arte e Cultura

“Un viaggio nel mondo e nella mente di chi, malgrado lo scetticismo, le derisioni e i suoi disturbi, ha creato alcune delle opere più amate e meravigliose del mondo”. Così recita la sinossi di At Eternity’s Gate, film sulla vita di Vincent Van Gogh presentato alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il regista Julian Schnabel è anche un celebre pittore. Come ha affermato: “Quello che è certo è che questo non è un biopic, non sono alla ricerca della verità, non mi importa se Van Gogh si è suicidato oppure no, se quei disegni ritrovati solo due anni fa sono veri oppure no. Quello che mi importava era dire tutto quello che penso sulla pittura e l’ho fatto con la storia di Vincent Van Gogh; come lui dice ‘i dipinti sono io’, ugualmente io posso dire ‘il film sono io'”.

Si tratta di un’opera piuttosto simbolica che fedele (“Tutte le storie che si raccontano sono bugie. Avete presente Rashomon – un film del 1950, ndr – , la realtà può essere molto diversa a seconda di chi la racconta”), con l’intento meno di documentare che di appassionare all’uomo dietro al pittore (“ci tenevo anche molto a rappresentare la sua paura di impazzire, di essere sempre ai confini della sanità mentale”).
Invece Willem Dafoe si è calato nei panni del pittore olandese in maniera sorprendente: ”Ho dovuto imparare a dipingere, era davvero necessario. In questo ovviamente mi ha aiutato Julian che conosco da oltre 40 anni e che ho visto sempre al lavoro, nel suo spazio. Ho anche letto molto, ovviamente, Julian mi ha dato un libro che conteneva tutte le sue lettere, i suoi pensieri”. Tanto che rischia seriamente di vincere la Coppa Volpi maschile.
“Willem era il miglior alleato che potessi avere – afferma Schnabel – e sono profondamente grato a tutti coloro che hanno partecipato al film, non avrei potuto vedere nessun altro in ogni ruolo. Ad oggi avrò visto il film cento volte e mai mi sono stancato”. Infatti, tutti i personaggi sono ben calibrati: l’amico pittore Paul Gauguin (interpretato da Oscar Isaac), il fratello minore Theo (Rupert Friend), il prete con cui interloquisce al manicomio (Mads Mikkelsen), il dottor Gachet (Mathieu Amalric) e la locandiera Madame Ginoux (Emmanuelle Seigner) dipinti numerose volte.
A otto anni di distanza dalla sua ultima pellicola Miral, che suscitò polemiche a suo tempo, Schnabel torna dietro la macchina da presa con quello che è il suo sesto lungometraggio. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il premio alla miglior regia al Festival di Cannes e il premio alla miglior regia e al miglior film straniero ai Golden Globes, tutto per Lo scafandro e la farfalla, nel 2008, oltre alla candidatura agli Oscar come miglior regista.
“Tutti pensano di sapere tutto su Van Gogh e sembrava assurdo fare un altro film su di lui. Eravamo io e Jean-Claude Carrière al Musee d’Orsay e guardando i suoi dipinti ci è venuta l’idea di rendere l’emozione, l’esperienza di entrare in museo, avvicinarsi ai quadri, guardarli e poi passare oltre, uscendo con quel senso di ‘accumulazione’ che danno tante opere insieme. È impossibile spiegare il film, è impossibile darne una ragione, ogni volta che raccontiamo in qualche modo mentiamo. Io ho cercato, con il cinema, un equivalente delle sensazioni che si possono avere con un’opera d’arte”.
Il film uscirà nelle sale italiane il 3 gennaio 2019.

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