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Il presunto Giotto trafugato è in attesa di tornare in Italia

da | 30 Lug 2018 | Arte e Cultura

Nel 1990 un insignificante dipinto viene acquistato da una signora inglese in un’asta a Firenze. Il prezzo è 8 milioni di lire (3.500 in sterline), la collezionista si chiama Kathleen Simonis. L’opera era di “un artista sconosciuto del XIX secolo”, perlomeno è quello che si crede fino al restauro che invece rivela il lavoro della scuola di Giotto. Ora il “presunto” Giotto “Madonna con Bambino” è valutato 10 milioni di sterline e viene stabilito che risale al 1297.

Cominciano le peripezie legali: nel 1999 Simonis ottiene dall’ufficio esportazione di Roma la licenza di trasportare il dipinto in un altro Paese dell’Ue per un quinquennio. Tuttavia l’autorizzazione viene annullata e ristabilita più volte negli anni seguenti. Finché nel 2007 Simonis si porta in Inghilterra il nostro presunto Giotto. Qui nel 2015 presenta la domanda per spostare l’opera in Svizzera, vale a dire fuori dell’Ue. Nel maggio del 2017 l’Art Council England (Ace) reagisce dichiarando di non poter rilasciare una siffatta autorizzazione in quanto “il dipinto non è stato inviato legalmente e definitivamente dall’Italia” visto che la licenza di esportazione del 1999 era scaduta già dal 2004, tre anni prima del definitivo trasferimento del dipinto a Londra. L’avvocato Ben Jeffey, che rappresenta il Ministero dei beni Culturali italiano nella vicenda legale, ha affermato: “Lo spostamento del quadro a Londra con un volo della British Airways è illegale e incompatibile con le regole dell’Unione Europea. La signora Simonis ha avvertito le autorità italiane del suo piano per rimuovere il dipinto solo quando esso era definitivamente giunto nel Regno Unito”. Inoltre l’Ace riconosce come l’unica autorità competente in questo caso l’Italia, che purtroppo non può reclamare il quadro perché per il Belpaese sono scaduti i termini secondo la legislazione attuale dell’Ue.

In risposta all’Ace, Aidan O’Neill, avvocato della signora Simonis, si avvale del fatto che un cittadino “ha il diritto di trasferire un oggetto di sua proprietà da uno stato membro all’altro. Questo è nel DNA dell’Ue”.

Comunque, non è chiaro cosa ne sarà del dipinto. Secondo Alexander Herman, vicedirettore dell’“Institute of Art and Law”, c’è persino chi dubita dell’attribuzione al Maestro fiorentino. Per ora è solo conservato in un magazzino a Londra, in attesa del suo destino.

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