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Papi, monaci e pellegrini Il nuovo allestimento dell’area archeologica dell’Orto dell’Abbazia di San Paolo

da | 20 Lug 2018 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

E’ stato inaugurato in sordina, senza comunicati ufficiali, il nuovo allestimento dell’area archeologica dell’Orto dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura. E’ aperto dal 28 giugno tutti i giorni ai fedeli che numerosissimi da tutto il mondo vengono a visitare la Tomba dell’Apostolo delle genti. Milleduecento metri quadrati di spazio ipogeo, a cui si accede dal Chiostro o scendendo la scaletta a gradini trasparenti che si apre vicino al negozio di souvenir. E si spalanca una finestra sul medioevo della città, un periodo storico poco rappresentato a Roma e poco conosciuto dal grande pubblico in una zona un tempo di grande pregio, con orti e ville fra la Basilica e il Tevere e sepolcreti sull’altro lato della Via Ostiense. Al centro di tutto la monumentale basilica dedicata all’apostolo, fatta costruire dagli imperator Teodosio, Valentiniano II e Graziano alla fine del IV secolo che segna profondamente il paesaggio. Un lungo porticato a colonne facilitava l’accesso al santuario, estendendosi per oltre due chilometri dalla porta delle Mura Aureliane al quadriportico. L’area circostante a Sud, a causa delle inondazione del fiume, rimase per circa un secolo poco abitata.
Le scoperte sono collegate alle indagini archeologiche condotte dai Musei Vaticani (in specie dal professor Giorgio Filippi) e dal Pontificio Istituto di archeologia cristiana, fra il 2007 e il 2009, in due aree diverse, in vista della costruzione nell’orto dei frati del quarto polo dell’Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù, dopo il Gianicolo, Polidoro e Santa Marinella e servizi per i pellegrini. Allora ci si accorse che qualcosa stava cambiando accanto alla Basilica, che l’area di rispetto, vuota, immortalata da tanti artisti veniva violata. Nello spazio extraterritoriale fra la Basilica e il monastero si erano innalzate alte gru e i ponteggi di un grande cantiere che occupavano l’antico orto. Nasceva un enorme edificio dedicato prevalentemente alla ricerca e all’alta formazione, articolato in diversi corpi di fabbrica, con spazi ambulatoriali, congressuali, per le attività di studio, parcheggi, e a fianco del quadriportico bar, bookshop, punti informativi e di ristoro coperti da un’ingombrante tettoia.
In una delle due le zone indagate sono state portate alla luce ( e reinterrate) parti di murature di una villa romana (I sec. a.C. – III sec. d. C.), un impianto termale con mosaici a tessere bianche e nere e un sepolcreto, mentre nell’altra sono state scoperte strutture antiche di notevole interesse archeologico. Si tratta di reperti databili al periodo altomedievale. I principali sviluppi dell’insediamento si situano fra l’VIII e gli inizi del X secolo. E sono questi che si è pensato di musealizzare, anche se in minima parte. Dapprima in modo piuttosto frettoloso e superficiale, “sembrava un garage”, ora con un allestimento coinvolgente, studiato nei particolari e giocando sulla luce che sottolinea gli elementi di pregio abbassando i toni troppo sparati del cemento in vista.
Sono un insieme di testimonianze che vanno a integrare al meglio (come hanno scritto il 25 giugno sull’Osservatore Romano Lucrezia Spera del Pontificio Istituto di archeologia cristiana e Umberto Utro direttore del Museo Pio Cristiano), “l’articolato percorso di visita che si snoda dalla grande basilica di fine IV secolo, eretta sulla tomba dell’Apostolo in sostituzione della più piccola chiesa costantiniana (e purtroppo massicciamente ricostruita dopo l’incendio del 1823), agli apparati bassomedievali e dell’età moderna del monastero (soprattutto il chiostro duecentesco del Vassalletto), alle pregevoli collezioni di reperti archeologici nel lapidario e di manufatti storico-artistici nella pinacoteca”.
Gli edifici di cui sono stati trovati i resti sono della seconda metà del IX secolo quando con la costruzione di mura protettive sarebbe sorta la “città” nota alle fonti come Johannipolis, che prende il nome da Giovanni VIII (872-882), il papa che la fece costruire per proteggere San Paolo dai Saraceni. Lo scavo ha chiarito che fino al secolo V il settore meridionale pianeggiante, esposte alle esondazioni del Tevere era rimasto abbandonato.
E prima ancora papa Simmaco (498-514) aveva fatto erigere vicino a San Paolo come a San Pietro e a San Lorenzo un complesso di “case per i poveri” (pauperibus habitacula). Sono gli anni in cui Roma impoverita e spopolata, non essendo più in grado di assistere gli indigenti, tende a respingere fuggiaschi e stranieri, gli anni in cui papa Leone Magno pone al centro del suo pontificato il tema della carità. Le case per i poveri erano dotate dei servizi necessari, come testimonia il ritrovamento di una fistula in piombo con il bollo pe(r)t(inentia) s(an)c(t)i Pauli” in mostra.
All’VIII secolo risale il nuovo monastero riedificato da Gregorio II (715-731) che riunì gli antichi cenobi femminile e maschile di Santo Stefano e di San Cesario di cui sono emersi alcuni ambienti. Il complesso doveva essere molto vasto ed estendersi fino alla via Ostiense anche sotto l’attuale Abbazia. Inoltre, in corrispondenza del quadriportico, negli stessi anni era stato ricostruito, in modo da essere più al sicuro dalle esondazioni del Tevere la via coperta che dalle Mura Aureliane conduceva i pellegrini alla tomba di Paolo.
Gli altri edifici addossati alla basilica scoperti fra il portico e il monastero, vengono attribuiti a papa Adriano I (772-795). Visibile in mostra la base di un piccolo campanile, unico esempio altomedievale conservato a Roma, che si trovava fra la basilica e il monastero e doveva servire per richiamare i monaci impegnati nelle attività all’esterno. Costruito a blocchi di tufo, con materiale di riuso e ceramica conserva una tegola col bollo di papa Adriano.
La visita all’area archeologica (una porzione molto piccola rispetto all’esistente), che si trova a destra del quadriportico guardando la facciata della Basilica, è introdotta da una galleria di collegamento con il chiostro in cui vengono presentati in una serie di vetrine molti dei reperti archeologici trovati durante lo scavo. C’è anche il calco della faccia frontale del sarcofago detto “Dogmatico” che venne rinvenuto proprio a San Paolo, conservato ai Musei Vaticani. Si passa quindi all’area di scavo vera e propria il cui allestimento ha richiesto un lavoro complesso e costoso a cui hanno contribuito anche i Patrons of the Arts in the Vatican Museums. In particolare per evitare fattori di degrado legati all’umidità (che deve essere tenuta alta), alla temperatura (che deve essere costante) e alla luce (da tenere sotto controllo), senza dimenticare l’anidride carbonica dovuta alla presenza dei visitatori.. Da qui la necessità di un monitoraggio ambientale continuo.
La nuova sistemazione, promossa dall’Amministrazione della Basilica, e realizzata col contributo di diverse istituzioni e professionalità (Musei Vaticani, Pontificio Istituto di archeologia cristiana, Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio dell’Università La Sapienza, Istituto superiore per la conservazione e il restauro), offre al visitatore un’immagine sufficientemente chiara della storia dello scavo e del sito, che si snoda dalla sepoltura dell’apostolo, dopo il martirio subito durante la persecuzione di Nerone, al nostro presente. Dalla trasformazione del paesaggio alla costituzione dell’orto abbaziale in età moderna. Nel 1427 infatti, anno della rifondazione del cenobio benedettino con Ludovico Barbo e la ricostruzione definitiva del monastero tra la Basilica e la via Ostiense, anche il terreno intorno è inserito in un progetto di risistemazione. E’ uno spazio di servizio per le attività del cantiere e quindi per orti e vigne.
Superato il primo impatto negativo, il contrasto stridente con le strutture moderne in metallo e vetro, si entra in un’altra dimensione. La penombra, le musiche in sottofondo, le ricostruzioni d’ambiente, i giochi di luce assicurano un’immersione in un passato lontano, di sogno. Raggiungere questo risultato non era semplice, trattandosi di un insieme eterogeneo e frammentato, in cui sono comprese tante cose, anche una calcara. L’illuminazione in questo caso ha svolto un ruolo molto importante, esaltando l’antico e mettendo in ombra il moderno. Così come il colore per distinguere le diverse aree, la tripolina per simulare le colonne, le canalette per ridurre l’impatto impiantistico. Numerosi e chiari, anche se per ovvie ragioni di luce non sempre facilmente leggibili, i pannelli esplicativi che insieme alle ricostruzioni e ai bei disegni di Fabiana Benetti conducono il visitatore per mano alla scoperta del Medioevo a Roma.
Piazzale di San Paolo 1. Orario: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 18.00 . Informazioni: 06-69880800 e www.basilicasanpaolo.org

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