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“L’altro sguardo. Fotografie italiane 1965-2018” La fotografia delle donne in Italia

da | 12 Giu 2018 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Foto: Brigitte Niedermayr, Oukhet_ Sister, ‘Ich Liebe dich’. 2015.Stampa cromogenica 80×80 cm

Si è sempre occupata di fotografia Donata Pizzi, da ‘Venezia ’79. La fotografia’, agli incarichi a ‘L’Espresso’, alla ‘Giunti’, a ‘Repubblica’, all’ENI. Ma l’abbiamo conosciuta come fotografa anzitutto per due progetti, le ‘Città metafisiche’, un itinerario fotografico nelle città di fondazione in Italia, in Libia, in Etiopia, Eritrea e nel Dodecanneso e ‘Roma in Africa’, ovvero una ricerca sulle vestigia del tardo impero romano in Tunisia, Algeria e Libia, Fu una scoperta, una piacevole scoperta, vedere esposte all’Archivio di Stato dell’Eur giusto dodici anni fa, le sue fotografie che documentavano le architetture razionaliste degli insediamenti italiani a Rodi e in quelle città dell’Africa orientale che costituirono il breve e fragile impero italiano rimosso e dimenticato. 5 anni esatti, dal 9 maggio ’36 quando Mussolini annuncia ‘la riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma’ al 5 maggio ’41 quando le truppe britanniche vittoriose rimettono sul trono di Addis Abeba il negus Hailé Selassié. Ciò che in Etiopia a tanti anni di distanza aveva colpito l’attenzione della Pizzi era stato l’aspetto ‘familiare’ di certi luoghi. Una città italiana degli anni Trenta in Africa, pensata e costruita secondo un progetto razionale e rimasta ferma com’era, a parte il deperimento dovuto al tempo che tutto consuma. Una storia poco conosciuta che racconta l’avventura di quella schiera di giovani architetti dalla grande scuola che lontano dalla patria, liberi da pastoie burocratiche e vuoti cavilli, seppero realizzare opere razionaliste di grande qualità formale, permeate dei colori d’Africa. In quell’occasione, in una trentina di foto di grande formato, veniva presentato lo stato dell’arte delle città di fondazione in Italia, non solo nel Lazio ma anche in Puglia, Sicilia e Sardegna e nelle ‘terre d’oltremare’ messe a confronto con foto d’epoca.

Ma nella mostra ‘L’altro sguardo. Fotografie italiane 1965 ‘ 2018’, che presenta la fotografia delle donne in Italia dagli anni sessanta a oggi, aperta al Palazzo delle Esposizioni fino al 2 settembre 2018, non ci sono le foto di Donata Pizzi che compare invece nella veste di collezionista. Autoesclusasi volutamente con un gesto di eleganza, per essere anche formalmente al di sopra delle parti e non confondere i due aspetti del suo amore per la fotografia. Ma le due cose sono collegate perché ha iniziato a collezionare fotografie quando si è accorta che ‘in Italia bisognava ricominciare sempre da capo’. Dopo la rassegna ‘Venezia ’79. La fotografia’, un momento molto importante per la diffusione della fotografia nella cultura italiana, la fotografia è tornata a essere marginale nel dibattito culturale nazionale, mancando anche una reale considerazione per il ruolo professionale del fotografo. E in particolare nel caso delle fotografe persistendo una certa diffidenza rispetto alla possibilità di essere incluse in mostre e collezioni al femminile. Ha cominciato contattando le interessate e studiando il loro lavoro. Tra le prime stampe acquistate ci sono quelle della serie dei ‘Travestiti’ di Lisetta Carmi del 1965, le più ‘antiche’ presenti in una collezione, unica nel suo genere, concepita come un percorso di cinquant’anni di storia. Vi si possono leggere, insieme all’evoluzione della fotografia e dei mezzi tecnici correlati, i grandi cambiamenti della società nel suo insieme.

Promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Roma, organizzata dall’Azienda Speciale Palexpo, ideata dalla Triennale di Milano (dove è già stata presentata seppur in forma più ridotta fra il ’16 e il ’17) e dal Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo, in collaborazione con Palaexpo, l’esposizione espressione del rapporto positivo fra pubblico e privato, è curata da Raffaella Perna cui si deve anche il bel catalogo Silvana Editoriale. Vengono presentate oltre duecento opere e libri fotografici provenienti dalla Collezione Pizzi, di circa settanta autrici appartenenti a diverse generazioni e ambiti espressivi. Dai pionieristici lavori di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Elisabetta Catalaano, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Paola Mattioli, Marialba Russo, fino alle sperimentazioni più recenti portate avanti tra gli anni Novanta ed oggi da Marina Ballo Charmet, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Gea Casolaro, Paola Di Bello, Luisa Lambri, Raffaella Mariniello, Marzia Migliora, Moira Ricci, Alessandra Spranzi e molte altre. I cui lavori sono acquisiti da musei, gallerie, festival, riviste, pubblicazioni specializzate.

Bianco e nero, colore, vari formati, foto singole, dittici, filmati realizzati con le tecniche più diverse compongono un’ideale mappa di conoscenza del mondo che ci circonda attraverso il mezzo fotografico e nello stesso tempo indicano la strada percorsa da artiste e fotoreporter che negli anni Sessanta hanno intrapreso un’attività che sembrava di esclusivo appannaggio maschile. Dapprima sparuta minoranza poi via via drappelli sempre più consistenti e ferrati per una fotografia intesa non solo come racconto e indagine della realtà, ma come mezzo specifico autonomo di espressione. Al centro della ricerca le conquiste di quella generazione che ha sostento le nuove istanze sollevate dal femminismo usando la fotografia come strumento per raccontare la realtà, per costruire nuove e relazioni e combattere gli stereotipi di genere insiti nella comunicazione e nel linguaggio.

Articolata in quattro sezioni dedicate rispettivamente alla fotografia di reportage e di denuncia sociale (‘Dentro le storie’), ai rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista (‘Cosa ne pensi tu del femminismo”), ai temi legati all’identità e alla rappresentazione delle relazioni affettive (‘Identità e relazione’) e infine alle ricerche contemporanee basate sull’esposizione delle potenzialità espressive del mezzo (‘Vedere oltre’), la mostra si sgrana negli immensi saloni del Palazzo delle Esposizioni (il palazzo della contemporaneità, che da sempre dedica molta attenzione alla fotografia), offrendo al visitatore tempo e spazio per ammirare, riflettere, comparare fotografie d’autore, passando dalle esperienze personali a quelle collettive, da temi scottanti a quelli più delicati e intimi.

Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194. Orario: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso. Fino al 2 settembre 2018. Informazioni: tel. 06-39967500 e www.palazzoesposizioni.it

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